Un mercato che cresce, e che dal 2026 ha nuove regole
Il caffè in monoporzione vale in Italia 1,58 miliardi di euro, con una crescita dell’11,2% nel 2025. Le capsule compatibili sono cresciute del 13,2% e il formato Nespresso Original è diventato, secondo il report Competitive Data, il vero standard aperto su cui puntano molte torrefazioni. Lo stesso report indica la sostenibilità tra i cinque terreni su cui oggi si gioca la competizione, insieme al rapporto diretto con il cliente.
Nello stesso momento è cambiato il quadro normativo. Questa guida riassume cosa significa il Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR) per chi produce o vende capsule con il proprio marchio, e come trasformare un obbligo in un argomento di vendita.
Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce una consulenza legale o ambientale.
Cosa è cambiato il 12 agosto 2026
L’articolo 3 del Regolamento include esplicitamente tra gli imballaggi:
- le unità monodose non permeabili destinate a un sistema per la preparazione di tè, caffè o altre bevande, cioè le capsule;
- le bustine e cialde permeabili che si smaltiscono insieme al prodotto.
In concreto, chi immette capsule sul mercato le gestisce come qualsiasi altro imballaggio. Per un’azienda italiana questo si traduce in tre attenzioni.
1. Contributo ambientale CONAI
Le capsule rientrano nel contributo ambientale CONAI secondo il materiale: alluminio, plastica o bioplastica compostabile. Per le capsule e cialde in bioplastica compostabile certificata EN 13432, CONAI ha introdotto dal 12 agosto 2026 un contributo diversificato di 45 €/t, che resterà in osservazione per almeno dodici mesi. Gli importi per le altre fasce cambiano periodicamente: verifica sempre i valori aggiornati sul sito CONAI.
2. Etichettatura ambientale
In Italia gli imballaggi devono già riportare il codice del materiale (Decisione 97/129/CE) e le indicazioni per il conferimento nella raccolta differenziata. Dal 12 agosto 2028, o 24 mesi dopo gli atti di esecuzione se successivi, arriveranno le etichette armonizzate europee previste dall’articolo 12, con pittogrammi uguali in tutta l’Unione.
3. Progettazione per il riciclo
Dal 1° gennaio 2030, o 24 mesi dopo gli atti delegati se successivi, gli imballaggi che non rientrano nelle classi di riciclabilità A, B o C (articolo 6) non potranno più essere immessi sul mercato.
Le scadenze in una tabella
| Data | Cosa succede | Riferimento |
|---|---|---|
| 12 agosto 2026 | Le capsule diventano imballaggi; il Regolamento si applica | Art. 3 |
| 12 agosto 2026 | Contributo CONAI dedicato a capsule e cialde compostabili EN 13432 | CONAI |
| 12 febbraio 2028 | Cialde e bustine permeabili di tè e caffè compostabili in impianti industriali | Art. 9 |
| 12 agosto 2028 | Etichette armonizzate UE sul materiale | Art. 12 |
| 1° gennaio 2030 | Solo imballaggi nelle classi di riciclabilità A, B o C | Art. 6 |
Gli Stati membri possono inoltre imporre la compostabilità anche alle capsule non metalliche (articolo 9, paragrafo 2). È uno dei motivi per cui l’alluminio resta una scelta solida: è riciclabile all’infinito, se arriva all’impianto.
Il punto debole del sistema: il gesto del cliente
Una capsula riciclabile non è automaticamente una capsula riciclata. Perché l’alluminio o la plastica vengano recuperati, la capsula deve arrivare vuota e nel bidone giusto. Ed è proprio qui che il ciclo si spezza: la maggior parte delle persone non sa come svuotarla, non ha tempo di farlo con un coltello e finisce per buttarla nell’indifferenziata.
Per una torrefazione questo è un rischio, perché il cliente attento alla sostenibilità vive la capsula come un problema. Ma è anche un’opportunità: chi aiuta il cliente a chiudere il ciclo diventa il marchio di cui fidarsi.
4 modi per offrire ai tuoi clienti la soluzione
1. Rivendita in negozio e online. Gli apricapsule Re-fè affiancano le capsule sullo scaffale e nell’e-commerce: un prodotto complementare, a basso ingombro, che risponde a una domanda che i clienti fanno già.
2. Kit di benvenuto. Capsule più apricapsule per chi attiva un abbonamento o fa il primo ordine. È un gesto concreto che racconta i valori del marchio meglio di un claim sulla confezione.
3. Omaggio fedeltà. Un apricapsule sopra una soglia di spesa o al decimo ordine: un regalo utile, che il cliente usa ogni giorno accanto alla macchina.
4. Co-branding o white label. Re-fè con il tuo logo e il tuo packaging, oppure con entrambi i marchi. Ne parliamo nella guida Apricapsule personalizzato con il tuo marchio.
In tutti i casi lavoriamo su due formati: Re-fè Original per le capsule in alluminio formato Nespresso Original e compatibili, e Re-fè TWIST per le capsule in plastica formato Lavazza A Modo Mio o Nespresso.
Perché Re-fè
- Progettato e prodotto in Italia con stampa 3D on demand: la produzione si adatta ai volumi del progetto.
- Materiali a basso impatto: plastica riciclata (rPET), bioplastica e vetro.
- Selezionato per l’ADI Design Index 2024, la selezione del design italiano da cui escono i candidati al Compasso d’Oro.
- Personalizzabile: logo, packaging e perfino il singolo pezzo.
Parliamone
Vendi capsule con il tuo marchio o gestisci una torrefazione? Scrivici a [email protected] indicando il formato e il materiale delle tue capsule e il canale di vendita (negozio, e-commerce, Ho.Re.Ca.). Possiamo testare le tue capsule e proporti la formula più adatta tra rivendita, co-branding e white label. Trovi gli altri servizi per aziende nella pagina Servizi.
Fonti
- Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), EUR-Lex: articoli 3, 6, 9 e 12.
- CONAI, nuovo contributo per capsule e cialde in bioplastica compostabile (2 luglio 2026)
- Comunicaffè, report Competitive Data sul mercato di cialde e capsule 2025 (1 settembre 2026)
- Alimentare B2B, le date del PPWR per i produttori
- Officina Ambiente, capsule, cialde e bustine diventano imballaggi
Foto di copertina: [Zoshua Colah su Unsplash](https://unsplash.com/photos/JFI-SU066vA).


